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Curiosità

Sulle tracce di Salvador Dalì, Ernest Hemingway, Herman Hesse e Gabriele D'Annunzio in Laguna sud di Venezia


Lo sapevate che...

Lo splendido e insolito Casone di Caccia di Valle Zappa, per desiderio del proprietario Mario Malvezzi, venne progettato dall'architetto Duilio Torres. Professionista di cultura eccelsa e amante dello stile architettonico del nord Europa, l'architetto fece realizzare tra il 1925 e il 1927 un vero e proprio gioiello in stile Olandese, che si inserisce perfettamente nel paesaggio lagunare, discostandosi dalle tradizionali case di caccia o pesca. Costruttore dell'opera fu l'impresario Romolo Tuzzato, parente della famiglia Capuzzo, titolare di ATN Laguna Sud.

Nei Casoni di caccia era usanza che gli ospiti più importanti che venivano per cacciare lasciassero una traccia in ricordo del loro passaggio. Ed ecco allora che nel casone di Valle Morosina si trovava uno schizzo firmato da Salvador Dalì, oppure una foto con dedica di Fausto Coppi; in Valle Pierimpiè una targa a ricordo di una battuta di caccia di Vittorio Emanuele II.
Le pareti del corridoio del cason di caccia di Valle Zappa erano interamente ricoperte di firme, didascalie, caricature, dediche, tante foto d'epoca di appostamenti in botte, ricordi di eccezionali battute di caccia, diari di caccia.
Sulla facciata, invece, si può ancora ammirare la lastra in marmo con lo stemma gentilizio della famiglia Arrigoni Degli Oddi, a celebrare l'ornitologo Carlo Ettore Arrigoni degli Oddi.
La sua carriera fu coronata dalle realizzazione di opere magistrali come l'Atlante Ornitologico (1902), che a più di settanta anni dalla sua pubblicazione, è da ritenersi oggi un testo insuperato per l'accuratezza della trattazione.


Nelle sere di nebbia, attorno ad un camino, era usanza raccontare leggende e terrorizzanti episodi che avevano per protagonisti i defunti annegati in laguna che, come spiriti inquietanti, si aggiravano di notte per i casoni di valle. Questi erano anche i temi prediletti dei pescatori che nella notte tra il 1 e 2 Novembre non osavano recarsi a pesca per il pericolo di imbattersi nelle anime dei defunti.
La leggenda della Valle dei Settemorti, che narra di sei pescatori morti per lo spavento di fronte ad un cadavere ritornato in vita, e di cui sono state tramandate numerose versioni, viene raccontata anche dall'illustre poeta Gabriele d'Annunzio nella Licenza della Leda senza cigno (1916).

Gli appostamenti di caccia della laguna sud sono identificati con un nome proprio, alle volte indecifrabile (Tajaé, Panao, Impiriotto) a volte sinistro (Lago della Morte, del Demonio, e dell'Orca), a volte che richiama la condizione dei luoghi (Lago Secco, Pantiera delle Scuelle) i pesci (Razza, Otrègan) o il nome dei posti (Padovana, Sette Morti,). Ve ne sono di diversi tipi: le "coveglie", per nascondersi con la barca, i "palchetti", capanni di canna, e le "botti", affondate nel fango, tanto amate dallo scrittore Ernest Hemingway.

Poche righe scritte dal grande Herman Hesse spiegano il fascino della laguna se scoperta dalla barca:
"Remai lungo le isole, guardai tre lunghi banchi di sabbia con la rete da pesca in mano, imparai a conoscere acqua, flora e fauna della laguna, ne respirai e osservai l'aria particolare e da allora sono entrato con essa in un rapporto di intima familiarità. Avrei potuto forse dedicare quegli otto giorni a Tiziano e Veronese, ma Tiziano e Veronese ho imparato a conoscerli meglio su quella barca da pesca con la vela triangolare bruna e dorata, che non all'Accademia o al palazzo dei Dogi".